III

In quei pomeriggi di domenica o di un giorno di festa, in cui si pensa già all’indomani, al lavoro, alle incombenze varie, il buio arriva presto. Io pensavo a nuovi clienti, quali contatti sfruttare, come trovare altre fonti di guadagno. Poi, a intermittenza, passavo a te. Poi di nuovo al lavoro, a come chiedere la rettifica di una sentenza, piena di gravi refusi. Poi alle mie bambine, lontane, andate a trovare i nonni insieme alla mamma. Immaginavo i loro occhi e di abbracciarle strette.

Il tempo passava. Nell’enorme studio vuoto, sembrava quasi di sentire ticchettare una pendola inesistente. Ogni volta che mi distraevo dal lavoro, da una memoria che dovevo disperatamente preparare per il giorno dopo, fantasticavo su come tutto sembrava fermo. Neppure la polvere, si posava. Cristallizzato, sarei rimasto per sempre nel silenzio, sospeso nel tempo.

E all’improvviso, in tutto quel cristallizzarsi, mi apparve l’assurdità della situazione. Com’era possibile che agli inizi del 2014, quando saremmo dovuti ormai essere tutti nello spazio a terraformare le colonie marziane,  l’unica cazzo di attività che ancora funzionava a Torino era una roba come Eataly, un posto dove la gente comprava alimenti assurdi a prezzi assurdi, impacchettati in modo assurdamente pretenzioso, e in televisione spopolavano solo trasmissioni di cucina? Come era possibile tanta regressione?

Vorrei pensare solo a te, a baciare la tua bocca, e invece oscillo schizofrenicamente tra una memoria di comparsa e Gordon Ramsay. Si pensava che la crisi avrebbe spazzato via i fighetti, per lo meno, e invece i finti alternativi dello Slow Food e della scrittura creativa sono gli unici sopravvissuti.

E come al solito, io sono dalla parte sbagliata, a fare la brutta figura di quello acre che cova risentimento in silenzio…

Dove sei, mi manchi, io qui da solo non ce la faccio più, trova il modo di far andare a ritroso il tempo, ti scongiuro.

Non trovai nulla di meglio che prendere il telefono e telefonare alla mia collega per parlarle di lavoro, e la sua voce suadente mi cullò, mi riportò alla realtà del far denaro, l’attacco di panico piano piano svanì.

Era solo un’altra domenica pomeriggio.

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