stamattina pioveva, è suonato il telefono che ancora dormivo, non capivo cosa volevano, pensavo solo che avrei dormito volentieri ancora un quarto d’ora. ho guardato fuori, era tutto grigio, si era allagato un locale, per le solite beghe di condominio c’era bisogno dell’avvocato. ho deciso che almeno non ci sarei andato in giacca e cravatta, ho tirato fuori i vecchi anfibi, se dovevo andare a sguazzare nella palta alle 8 del mattino almeno ci andavo a modo mio. ma anche loro mi hanno tradito, ci ho fatto migliaia di chilometri con quegli anfibi, al mare, in montagna, in città, ma questa mattina loro non ricordavano più la forma dei miei piedi, non sapevano più chi ero. ora che sono arrivato al magazzino allagato, mi scavavano proprio sopra al tallone. poi, tornando verso casa, con i piedi doloranti e i pantaloni zuppi, mi sono messo a canticchiare questa canzone, non so perché. perché, forse, ogni parola di questa canzone era vera vent’anni fa e adesso non mi appartiene più, proprio come gli anfibi che non riconoscono più i miei piedi.

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