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I pomeriggi a casa da scuola, malato

Coi capelli neri, le gite in montagna, l’estate che dura tre mesi, e a volte anche di più, il caffé e il té, un programma al pomeriggio in televisione, il giradischi, le lezioni di inglese, i quaderni a quadretti, la malinconia della domenica sera, il mondo visto dal finestrino nei viaggi in autostrada, mezzo appisolato, i biglietti dei concerti conservati nel primo cassetto, il tavolino da pic-nic con le sedie ripiegabili, il sole dopo la pioggia sul campo da tennis, il plaid scozzese tirato fin sopra la testa per dormire, l’odore della lana e dell’erba, la terra della strada, le riviste vecchie dimenticate nel bagagliaio, l’oscurità da ottobre a febbraio, il mondo che sembra non cambiare mai.

E io che non riesco a trovare le parole per raccontarti tutto questo.

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