Too late, too love

Facevamo le foto contro i muri forse perché a ogni 3 per 2 c’erano immagini e filmati del muro di Berlino al Tg (uno ce n’era, a quei tempi, di Tg) o sui giornali, forse perché faceva semplicemente figo, ma ci sono migliaia di foto di ragazzi vestiti di nero, con gli occhiali scuri, appoggiati a un qualche muro. Foto che nessuno guarda più, tra l’altro. Friend sleep on my shoulder, now we leave forever. La mia amica che dormiva con la testa appoggiata sulla mia spalla, io avevo a mala pena diciotto anni e guardavo la scarpata della ferrovia mentre il treno correva veloce, vicino alla frontiera mi stringeva la mano, c’erano nuvole basse che strisciavano lungo i fianchi delle colline, verdi e brulle, non un albero perché eravamo oltre i duemila metri.

Le rovine delle Halles a Parigi, sopra (o meglio dire sotto) ci costruiscono un centro commerciale tutto sotterraneo che sembra un bunker post-atomico, quasi vent’anni dopo verrò a sapere della rabbia di Debord contro questo luogo, ma per il momento è lo scenario perfetto per la mia angst adolescenziale, tutto cemento, scale mobili che portano verso il basso. In una piccolissima galleria su un lungo corridoio che dà su uno dei tanti pozzi interni, una rosa olografata!!! Poi la neve vicino al Beaubourg, fuoco nella città di ghiaccio. Sogno i tuoi capelli neri, ma solo di giorno. Di notte sono frammenti, il suono del sax di qualche canzone new wave mentre mi addormento con il walkman nelle orecchie, di nuovo i tuoi occhi.

E poi torno a Torino, il rumore dei freni dei tram, desordre dans ma vie, passeggiamo svagati in via Garibaldi, un’era geologica fa, guardavate anche voi Music Television? L’estate, quando andavo in vacanza a casa dei miei nonni a Verona, perché ad Aosta non si prendeva, e passavo lunghe giornate a guardare video-clip di Billy Joel, Club Tropicana, Garbo, Gianna Nannini… Tutta l’estate senza il tuo telefono, ché non c’erano i cellulari per rintracciarsi a tutte le ore ovunque, bisognava aspettare mesi, anni prima di rivedersi, di riincontrarsi, poi spesso per caso, oppure era troppo tardi, non ci si rivedeva mai più, per un attimo, per una coincidenza, per pigrizia, indolenza, paura, amore, delusione, separazione, isolamento. Anni.

E sono passati, gli anni, il futuro che immaginavamo. Come era prevedibile ci hanno strappato i punti di riferimento, non si fanno più le foto appoggiati ai muri, anche i tuoi capelli neri sono poggiati sulle spalle di qualcun altro o di nessuno. Sembra di essere rimasti da soli a ricordare, ma anche questa è un’illusione…

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Titoli finali

Il declino della civiltà occidentale si è definitivamente avverato quando i cantanti hanno iniziato a picchiettare con le dita in quel modo odioso sul microfono per tenere il tempo mentre cantavano… La moda più idiota di sempre, uscita dalle fogne di qualche programma televisivo, dal genio di qualche direttore creativo o roba simile. C’è poco da rallegrarsi che sia passato in fretta, tranne che nei talent show. Ormai la pace regna sulle rovine e il silenzio è agghiacciante.

A picture

Ecco, questa è una di quelle canzoni che riesco ad ascoltare 300 volte di seguito, e poi a dimenticarla completamente per dieci anni, poi succede qualcosa che me la ricorda e allora salta fuori tutto il mondo che c’è dentro come un babau a molla dalla sua scatola.

Al giorno d’oggi ci sono ancora canzoni così? Penso proprio di sì, sono solo io che divento vecchio e non le capisco più. Magari una delle mie figlie tra qualche anno me ne farà scoprire qualcuna nuova, filtrerà il mondo per me attraverso i suoi occhi. Sarebbe bello, sì, ma non mi illudo.